Bella e l’Arma ferite al cuore

Dolore per l’omicidio del giovane carabiniere Donato Fezzuoglio in Umbria

 

Ha pagato con la vita quell’ideale di Giustizia in cui credeva e per il quale aveva scelto di arruolarsi nei Carabinieri. Donato Fezzuoglio 29 anni di Bella, ma da 4 residente in Umbria, ad Umbertide, dove si è spento ieri colpito da una raffica di mitraglietta in un conflitto a fuoco durante una rapina all’agenzia del Monte dei Paschi di Siena nei pressi della stazione ferroviaria. La moglie con cui era sposato da quasi 2 anni e la figlioletta di appena sei mesi non rivedranno più quel sorriso per cui il giovane era conosciuto nel suo paese che da ieri è in lacrime. Tutto è successo intorno alle 15. Tre banditi, probabilmente slavi, hanno lanciato un fuoristrada contro la vetrina della banca per sfondarla. Il mezzo si è incastrato e dall’interno hanno dato l’allarme al 112. Fezzuoglio, in servizio al radiomobile di Città di Castello, è intervenuto immediatamente ma, alla vista dei militari, i malviventi non hanno esitato a sparare con le mitragliette tra la gente per aprirsi la strada. Fezzuoglio, insieme al suo compagno di pattuglia, l’appuntato Enrico Monti, 38 anni, ha risposto al fuoco. Sei i colpi di pistola che il giovane lucano è riuscito a esplodere prima di cadere colpito mortalmente, 10 quelli di mitraglietta sparati da Monti prima di venir colpito da una pallottola alla schiena, ma in maniera non grave. I rapinatori hanno bloccato l’auto su cui viaggiava una donna e le hanno sparato alle gambe per impossessarsi del mezzo e fuggire. La notizia è rimbalzata immediatamente ai familiari del giovane carabiniere. I vertici locali dell’Arma si sono recati sia dalla moglie, a Umbertide, sia dai genitori, a Bella, che da un fratello carabiniere ausiliario in servizio presso la Compagnia di Melfi. Appreso della morte di Donato Fezzuoglio il Consiglio comunale di Bella, in quel momento riunito, ha sospeso la seduta e la proclamazione di una giornata di lutto cittadino in coincidenza con il giorno dei funerali del giovane.A casa dei genitori, papà Michele, dipendente comunale e mamma Carmela Giurati, si è recata una delegazione guidata dal sindaco Salvatore Santorsa e intorno alla famiglia si è stretto tutto il paese e i militari dell’Arma di tutta la Provincia che, sulle direttive impartite dal comandante provinciale, il col. Domenico Pagano, hanno scortato i familiari in Umbria. Donato, sebbene da quattro anni non risiedesse in paese, era rimasto una figura familiare. L’ultima volta era tornato per le scorse feste di Natale e tutti ne ricordano la felicità per l’arrivo della figlia. Come tutti ricordano il suo entusiasmo quando si è arruolato nei carabinieri. Un anno da ausiliario, presso la Regione Carabinieri di Basilicata, poi conferma e trasferimento in Umbria dove aveva conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie, una commessa di 25 anni, e un paio di anni fa si era sposato. Ieri il tragico finale. E cordoglio per la morte del giovane carabiniere è stato espresso dalle più alte cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica Ciampi, a quelli di Senato e Camera, Pera e Casini, da quello del Presidente del Consiglio, Berlusconi, a quello dei Ministri di Interni, Pisanu e Difesa, Martino. Un coro a cui, in Basilicata, si sono aggiunti i presidenti di Giunta e Consiglio Regionale, Vito De Filippo e Filippo Bubbico che hanno parlato di «un barbaro assassinio». Giovanni Rivelli

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